
Battaglia sulle aperture domenicali. Abbiamo regole più permissive anche della Germania
Alla fine del 2014 la Camera ha approvato una legge restrittiva che impone la chiusura dei negozi per almeno 12 giorni festivi all’anno: un duro colpo alle liberalizzazioni introdotte nel 2011 dal governo Monti.
Gli orari dei negozi
Ora che il ddl è in discussione alla Commissione Industria del Senato, si sprecano gli emendamenti per introdurre ulteriori vincoli, con proposte di aggiunta di altre decine di giorni di chiusura obbligatoria. E questo per la gioia di vescovi e sindacati, insolitamente uniti per questa battaglia in difesa del riposo domenicale.
Per capire se queste restrizioni sono giustificate o meno basta guardare questo grafico. Si riferisce a 30 Paesi europei e mostra, nell’asse delle ordinate, il livello di liberalizzazione (1 liberalizzazione massima – 5 divieto di apertura nei giorni festivi) e in quella delle ascisse gli anni tra il 2000 e il 2015.
L’Italia fa parte del gruppo di 7 Stati (con Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Portogallo e Spagna) che ha progressivamente liberalizzato gli orari dei negozi e le aperture domenicali, seppure con notevoli differenze tra una situazione e l’altra: in Italia nel 2015 si è arrivati alla deregulation totale, in Germania ci si è fermati solo a qualche autorizzazione per un numero limitato di domeniche.
L’Italia del 2015 è addirittura più liberale della patria del liberismo, la Gran Bretagna. Dove invece le regole restrittive non sono mai cambiate è in Austria, Belgio, Grecia, Paesi Bassi, Norvegia e Svizzera. Ci sono poi 13 Paesi europei (Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia) dove le aperture dei negozi di domenica sono state rese illimitate da prima del 1999.
I dati si riferiscono al: 1999-2015
Fonte: Centre of Economic Performance – Lse
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