Quanto vale davvero la finanza islamica

Gli asset gestiti seguendo le norme della Sharia sono pari a 1.868 miliardi di dollari

C’è un aspetto del mondo arabo che non viene quasi mai indagato a sufficienza ed è quello della finanza.

Quanto vale la finanza islamica

Per “finanza islamica” si intende quel complesso di operazioni economiche che seguono alcuni dettami del Corano che vietano di concedere prestiti in cambio di interessi e impongono investimenti non speculativi. Naturalmente, non esistendo uno standard obbligatorio, la seconda regola viene a volte interpretata in modo piuttosto elastico.

Esiste tuttavia un organismo internazionale, nato nel 2002 e divenuto operativo nel 2003, che ha cercato di fissare standard minimi di comportamento condivisi da tutti gli attori mondiali che operano nel settore della finanza islamica, l’Isfb, che ha anche il compito di monitorare l’andamento degli asset che banche, assicurazioni, operatori finanziari hanno in gestione. Complessivamente gli asset della finanza islamica sono cresciuti del 17% tra il 2009 e il 2013 e, nella prima metà del 2014, hanno raggiunto la considerevole cifra di 1.868 miliardi di dollari rispetto ai 1.790 miliardi di fine 2013.

Dove sono i  soldi

Nella tabella sono indicati in quali strumenti finanziari questi soldi sono allocati e in quali aree del mondo. Per agevolare la lettura, occorre precisare che i “Sukūk” sono dei certificati di proprietà di un bene tangibile o di una società la quale, nel suo modus operandi, si adegua ai dettami della Sharia. I “Takāful” sono invece simili a dei fondi comuni. Gcc sono invece i Paesi del Golfo, le più ricche nazioni del mondo islamico, mentre Mena identifica quei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, esclusi naturalmente i Paesi del Golfo, che vanno dal Marocco all’Iran comprendendo anche la Siria.

Per asset gestiti gli operatori finanziari dei Paesi del Golfo sono i più importanti protagonisti del mondo finanziario islamico, con il 37,6% del totale; al secondo posto viene il mondo Mena con il 34,4% (grazie anche alle banche iraniane che aderescono totalmente ai dettami della Sharia) e al terzo posto c’è l’Asia con il 22,4% del totale degli asset grazie soprattutto al mercato finanziario malese, anch’esso totalmente “Sharia compliant”.

I dati si riferiscono al: primo semestre 2014

Fonte: Isfb

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