
Le stragi dimenticate degli islamisti nell’area subsahariana, in Nigeria e in Kenya
Se ne parla meno dell’Isis, sia quando fa strage nel cuore dell’Europa, come è successo per Charlie Hebdo, sia quando miete vittime sulle coste libiche, in Tunisia, o quando uccide senza pietà nel cuore stesso del Califfato. I numeri dicono però che il terrorismo in Africa, sia nell’area subsahariana che nell’Africa nera, è una macchina di morte.
Il terrorismo in Africa
Questa infografica pubblicata da Economist sulla base dei dati diffusi dall’Armed Conflict Location and Evend Data Project, mostra quanto sia sanguinosa la guerra che Boko Haram e le altre formazioni del radicalismo musulmano stanno combattendo nel continente africano. Una guerra rivolta contro i turisti occidentali, come è accaduto nell’attacco al mall di Nairobi del 2013, ma più spesso contro i concittadini, specialmente se cristiani, come succede spesso in Nigeria. Ecco cosa dicono i due grafici del settimanale britannico.
In uno, a cerchi, in una scala di valori da 1 a 500 morti, viene rappresentata la mattanza operata dai già citati Boko Haram in Nigeria, dagli Shabab nel Corno d’Africa ma anche in Kenya e in Uganda, da Al Qaeda, sia nel Maghreb sia nell’area subsahariana del Mali, dove opera anche il Movimento per l’unità del Jihad nell’Africa dell’Ovest, del Niger e della Mauritania, e delle formazioni in qualche modo riconducibili allo stesso Califfato in Tunisia, Libia, Egitto.
Quanti sono i morti per terrorismo in Africa
Nell’altro grafico, invece, l’andamento storico delle uccisioni in termini quantitativi nel tempo: sull’asse delle ascisse, gli anni dal 2009 ad oggi, su quello delle ordinate, il numero dei morti ammazzati, suddivisi per colore, in base alla responsabilità. Nel 2014, toccate le 14mila vittime. Che dimentichiamo sempre in fretta, come i 147 studenti trucidati ad aprile, all’università keniota di Garissa.
I dati si riferiscono al: luglio 2015
Fonte: Armed Conflict Location and Evend Data Project
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