
Nel 2013 un giro d’affari di 36,7 miliardi. La maggior parte vendute dove ora c’è la guerra
La guerra all’Isis in corso in Medio Oriente ha fatto riesplodere la polemica sul commercio di armi nel mondo. L’accusa è nota: i Paesi che ora fanno parte della coalizione internazionale, formata da oltre 60 nazioni, che combattono lo Stato islamico sono le stesse che vende allo stesso Stato islamico le armi.
La guerra all’Isis
Per capirne di più questo grafico è indispensabile: indica quante armi, in valore, sono state vendute dall’Europa e a chi. Complessivamente nel 2013, quindi dopo lo scoppio delle cosiddette “primavere arabe” e all’alba della formazione di gruppi armati fondamentalisti, le industrie belliche europee hanno ottenuto licenze per esportare armi per un valore complessivo di 36,7 miliardi di euro. Il 70,8% delle armi, sempre in valore, sono state destinate all’export e il resto ad altri Paesi dell’unione. Di questo 70,8% in Medio Oriente sono finiti 7,6 miliardi di euro in armi e 5,2 in Usa. Al Sud Est asiatico (che comprende Paesi come Birmania, Cambogia, Laos, Thailandia, Vietnam, Brunei, Timor Est, Indonesia, Filippine, Malesia, Singapore) l’Europa ha venduto armi 2,6 miliardi di euro. I Paesi sahariani del sud, dove sono attivi i terroristi islamici di Boko Haram, hanno comprato armi europee per 476 milioni di euro.
I dati si riferiscono al: 2013
Fonte: Unione europea
Leggi anche:
Quante armi vendono gli americani agli arabi
Armi a scuola, in Usa è sempre emergenza
Spese militari, la Russia supera tutti